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Una Mamma e un Papà

Una Mamma e un Papà

Carissimo Mirko,
siamo la mamma e il papà di una bimba di un anno e pochi giorni fa abbiamo partecipato al tuo corso di disostruzione pediatrica.
Ti scriviamo per ringraziarti per averci aperto gli occhi e averci fatto conoscere una realtà che fino ad oggi ignoravamo (come purtroppo la maggior parte delle persone): la possibilità di salvare vite umane.
Tutte le cose che ci hai detto ci sono rimaste impresse nelle mente e ci sembra veramente assurdo che la società in cui viviamo, nel 2014, non faccia di tutto per promuovere la sicurezza di tutti i cittadini, dei più piccoli in particolare. Io e mio marito ci sentiamo dei privilegiati ad averti incontrato.
Certo, il tuo intervento è stato “tosto”, in certi momenti io avrei quasi voluto andarmene via perché non riuscivo a reggere il peso delle parole e delle testimonianze che ci hai mostrato.
E nei giorni successivi il ricordo di quello che avevo visto e letto non mi ha abbandonato, lasciandomi un senso di tristezza e di inquietudine. Ma poi qualcosa è cambiato.
Un pomeriggio, mentre la nostra piccolina riposava nella sua cameretta, noi abbiamo guardato la nostra casa con occhi nuovi, così come ci avevi detto tu e l’abbiamo trasformata a misura di bambino.
La prevenzione è la prima cosa!
E abbiamo raccontato a tutti, nonni, parenti e amici, come prevenire e come disostruire. Ed ecco che purtroppo ci siamo resi conto che il cambiamento culturale di cui ci hai tanto parlato non è così facile da raggiungere: la maggior parte delle persone ci ha detto che eravamo esagerati, troppo apprensivi ed ansiosi e che se si sta attenti certe cose non capitano. Su questo hanno ragione… ma le storie come quella del povero Giulio ci hanno insegnato che anche i genitori più presenti possono distrarsi un attimo e quell’attimo cambia per sempre la vita.
Per questo io e mio marito non ci faremo condizionare dai giudizi degli altri e continueremo a raccontare quello che sappiamo.
Io non dimenticherò mai la frase che hai detto quando hai terminato la lettura della lettera della mamma di Giulio: “quello che è successo non è una fatalità, smettiamola di pensare che è successo perché doveva succedere. Un bambino cui viene diagnosticato un tumore è un orribile disgrazia, Giulio poteva essere salvato”.
Queste parole hanno fatto scattare qualcosa dentro di me e se prima della lezione il soffocamento era una paura tremenda che non avrei saputo come affrontare, ora mi sento un pochino più sicura soprattutto perché so che mantenere la calma e agire come ci hai insegnato è l’unico modo per salvare chi ci sta intorno.
Quindi, ancora grazie!